
Ci stiamo parlando addosso? E’ questo il dubbio più ricorrente da quando, sollecitata da Monica Massola, mi sono messa a riflettere sulle buone prassi al femminile. Temo infatti che le nostre idee, le proposte, la concretezza che solitamente distingue l’agire femminile si possa perdere tra un “mi piace” su Facebook ed un lapidario commento ad un post.
Così, ho pensato di rispondere in modo concreto alla domanda: quali buone prassi ho sperimentato direttamente? Più che nel quotidiano, è stato in rete che ho scoperto il valore della collaborazione femminile. In particolare grazie al rapporto nato con queste donne:
- Francesca Sanzo. E’ stata la prima mamma blogger in cui mi sono imbattuta (l’ho intervistata per lavoro). Mi ha letteralmente costretta a ragionare sulle mie competenze e sulla mia professionalità, suggerendomi come incrementarle e come diventare visibile. Senza contare, naturalmente, la possibilità che ho avuto di ragionare anche di politica e azione femminile attraverso Donne Pensanti e Zero Stereotipi.
- Paola Banovaz. Anche lei è stata un incontro di lavoro, ma attraverso il suo blog sull’epidurale non ho soltanto appreso molte informazioni relativamente ai diritti delle donne al momento del parto. Ho anche incrementato la riflessione sul rapporto, che per taluni sembra secondo natura, tra donna e dolore e su quanto noi stesse ci lasciamo condizionare da simili luoghi comuni. Senza contare che lei è un altro esempio pratico di come le donne, oltre che parlare, sanno agire e fruttuosamente.
- Sara Muscogiuri
(non se vuole che io citi anche il suo cognome). Collega conosciuta via Web, che riconosce e promuove costantemente la professionalità femminile, creando sempre ottimi rapporti di lavoro e team rispettosi e collaborativi. - Monica Cristina Massola, promotrice della riflessione sulle buone prassi. E’ l’ultima solo in ordine di tempo. Mi ha contagiata con un atteggiamento propositivo e oserei dire ottimista. Le sue proposte lavorano come una goccia sulla pietra, partono in sordina, seminano riflessioni, pensieri, stimolano percorsi culturali.
Non sono gli unici esempi di buone prassi, naturalmente, ma nella mia personale esperienza fanno parte di quel ben più ampio gruppo di donne che danno un colpo al cerchio dell’immobilità sociale, con azioni concrete, e un colpo alla botte dei pensieri stereotipati, compresi quelli delle donne su se stesse. Buone prassi, dunque, a trecentosessanta gradi.
Foto | Keel Center



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NOOOOOOO! Bellissimo questo post! Stavo scrivendo le stesse cose
Sono molto felice del fatto che anche nel mio post in progress c’erano Panz e Monica-Pontitibetani… Contenta dfi averti conosciuta!
Grazie del commento, però perché dici c’erano e non ci sono?
Perchè scriverò qualcosa di diverso, ho già il piano B!
Però alla fine le cito le mie donne 2.0 (come farei senza di loro?!!)
Bellissimo post, l’ho appena twittato, con l’hashtag di donnexdonne …..
grazie! poi torna nei commenti e linkami la tua riflessione
Ciao ecco il link al mio post di domani:
http://trinitypat.blogspot.com/2011/07/donnexdonne-21-luglio-giornata-sui-sn.html?m=1
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mi hai fatto arrossire.
Paola
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